Fin da piccolo c’erano due cose che amavo fare.ME

La prima era suonare.

Ero in grado di imparare a suonare la chitarra, la batteria e qualsiasi strumento che mi mettevano tra le mani.

Essendo cresciuto in una famiglia di musicisti, mi veniva naturale.

La seconda era aiutare gli altri.

Non mi stancavo mai di ascoltare i problemi di amici e parenti e riuscivo a mettermi così bene nei loro panni che quasi quasi riuscivo a sentire la loro stessa sofferenza.

E forse per questo che tutti mi venivano a chiedere dei consigli.

La passione per la musica si trasformò in passione per il suono, cioè non tanto per la melodia di una canzone ma per il modo in cui quei suoni venivano prodotti e l’effetto che avevano sulle persone che li ascoltavano.

Compiuti 23 anni, questa passione mi portò a Londra dove iniziai a studiare ingegneria del Suono alla School of Audio Engineering (SAE), dove ora insegno e a lavorare come compositore.

E inoltre, mi esibivo in performance di musica sperimentale elettronica, cioè musica prodotta dal computer e non da strumenti tradizionali.

Ero incuriosito da un fatto inaspettato: le persone che venivano alle mie performance, grazie ai suoni che ascoltavano, dimenticavano completamente i pensieri che avevano prima di arrivare nel locale e si concentravano esclusivamente sul quel momento.

Intuii che i suoni e le frequenze, per qualche strana ragione, influenzano il cervello.

Così, durante le mie performance, iniziai a sperimentare nuovi suoni e a scoprire che ce ne sono alcuni che fanno letteralmente andare “fuori di testa”.

Per le persone che venivano ai miei concerti, il mondo fuori non esisteva più e alla fine erano contenti e rigenerati dall’esperienza vissuta.

A questo punto, nella mia testa si insinuò un dubbio:

Se i suoni possono dare questi effetti, esiste un modo per usarli ed aiutare le persone?

(che era la mia seconda passione mai scomparsa)

E per cercare la risposta a questa domanda, iniziai a fare delle ricerche su internet. Trovai (causalmente?) il sito di un ragazzo che faceva suono terapia che si chiama Otto. Mi è stato subito simpatico!

Andai ad uno dei suoi incontri settimanali e feci esperienza della suono terapia. Rimasi scioccato e ovviamente chiesi ad Otto di fare una chiacchierata più approfondita, solo io e lui, per parlare del suono e delle sue potenzialità.

Mi invitò un pomeriggio a casa sua e iniziammo a parlare del potere delle campane tibetane, dei bagni di gong e di tutto questo mondo che aveva a che fare con il suono curativo.

Vedendo la mia insistenza nel voler comprendere fattori più scientifici, lui mi disse che avrei dovuto assolutamente studiare il Vibrational Retraining perché mi avrebbe dato una comprensione molto più ampia.

All’inizio, non gli diedi molto peso, però ormai il “tarlo” del dubbio si era insinuato nella mia mente.

Cosi, decisi di fare una terapia e sperimentare sulla mia pelle il Vibrational Retraining.

Lì, non ebbi più dubbi perché fu una esperienza straordinaria.

Da un paio di mesi, soffrivo di forti emicranie. Non mi era mai capitato prima e in certi momenti sentivo un martellamento continuo nella mia testa e questo rendeva impossibile per me concentrarmi.

Ne parlai con Otto e, attraverso l’analisi della voce (primo step del Vibrational Retraining), mi fece capire che il problema era legato a questioni emotive che avevano a che fare con il rapporto con i miei genitori e con la mia sensibilità.

Poi, mi preparò una sequenza di suoni (secondo step) e me la fece ascoltare.

Calore, formicolii, ricordi, sensazioni di energia primordiale che io non avevo mai avvertito prima. Queste furono le sensazioni.

Mi diede una sequenza di suoni da ascoltare tutti i giorni e dopo una quindicina di giorni quei forti mal di testa sono scomparsi e non si sono più ripresentati.

Dopo questa esperienza, Otto mi propose di partecipare al miglior corso di Vibrational Retraining, tenuto dalla sua insegnante, una certa Elaine Thompson.

Solo dopo scoprii che da oltre 20 anni era terapista del suono e applicava questo metodo con successo anche su malattie gravi come la sclerosi multipla.

Il corso si teneva a circa 180 di km da dove abito a Weston Super Mare, vicino Bristol.

Nonostante la distanza, mi iscrissi senza pensarci due volte.

Durante il corso, Elaine riuscì a trasmettere a me e agli altri partecipanti, tutto il suo entusiasmo per il Vibrational Retraining.

Elaine ci spiegò come tutto il Vibrational Retraining sia fondato sulla fisica quantistica e sulla medicina tradizionale cinese.

Parlò dei concetti di frequenza, note musicali, suoni, vibrazioni. Cose che io conoscevo alla perfezione e che non avevo mai visto da quella prospettiva.

Io la bombardai di mille domande tecniche e super scettiche e lei non si offese mai e anzi era contenta che qualcuno le permettesse di andare ancora più a fondo nello spiegare come funzionava il Vibrational Retraining.

Più le lezioni andavano avanti e più capivo come il software che stavamo imparando ad utilizzare fosse davvero utile per aiutare le persone a ritrovare le frequenze del benessere.

A poco a poco, la mia mente razionale abbassava tutte le barriere:

tutto era perfettamente logico e lineare.

Così, finito il corso, non vedevo l’ora di poter aiutare qualcuno e vedere gli effetti del Vibrational Retraining in azione.

La prima “cavia” fu una mia amica che stava avendo problemi di insonnia.

Dopo la prima frase di analisi della voce fatta con il software e anche attraverso l’interpretazione di quello che mi aveva detto, ipotizzai un possibile trauma che le causava questo problema.

Fissai un appuntamento su skype con lei per comunicarglielo.

Ero teso. Per quanto razionalmente sapevo che tutto quello che avevo studiato era giusto e che al 99% ero in grado di capire la causa della sua insonnia, avevo paura che fosse inefficacie.

Avviai la chiamata. Ci salutammo e poi rimanemmo in silenzio. Faccia a faccia.

Dopo qualche secondo, le feci vedere i grafici dell’analisi vocale e le dissi qual era secondo me il trauma che le stava causando l’insonnia. Era una cosa molto personale.

Lei scoppiò a piangere e mi disse che non l’aveva mai raccontato a nessuno e che, solo ora, era consapevole che “si. E’ vero. E’ questo il male che mi porto dentro e che mi fa sentire depressa e non mi fa dormire. Non ci avevo mai pensato”.

Mi disse che non sapeva come ringraziarmi e io fui felice di averla aiutata e le dissi che “ora il prossimo passo è la terapia di suoni che ti aiuteranno a superare questo trauma e quindi anche l’insonnia.”

Così è stato e da allora, aiutare le persone come lei che vogliono capire le vere cause del loro problema e guarire definitivamente, è diventata la mia missione.

Ho finalmente realizzato l’unione delle mie due passioni:

il suono e aiutare gli altri.